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Gay & Bisex

Non è Grey's anathomy


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
02.04.2026    |    2.258    |    0 8.5
"Marco emise un grido soffocato nel cuscino, un suono straziante che nessuno avrebbe sentito in quel corridoio vuoto..."
Il silenzio di quel **sabato sera** era innaturale, quasi spettrale. In ospedale il fine settimana il tempo si dilata: i medici strutturati sono a casa, le visite dei parenti terminano presto e le corsie si svuotano, lasciando il reparto in mano a pochi infermieri e ai pazienti troppo gravi per essere dimessi. Eravamo rimasti in quattro in tutto l'ala: io, solo nella mia stanza, Max nella 402, e due anziani in fondo al corridoio che dormivano sotto l'effetto dei sedativi.
Erano le **una di notte**. In quel vuoto assoluto, ogni minimo rumore diventava un segnale. Quando sentii il primo urto metallico venire dalla stanza di Max, capii che il turno di notte di Marco, il capo infermiere, non sarebbe stato dedicato alle cartelle cliniche.

Mi mossi come un fantasma, trascinando i piedi nudi sul linoleum gelido fino alla porta di Max. Era socchiusa, un errore dovuto forse alla fretta o alla tracotanza di chi sa di essere padrone del reparto quel sabato notte. Mi fermai nell’ombra, il cuore che batteva contro le costole, e guardai attraverso lo spiraglio.
Marco era in ginocchio sul pavimento, la divisa azzurra sbottonata che gli scivolava dalle spalle. Max lo teneva stretto per i capelli, le dita affondate con forza nel cuoio capelluto, costringendolo a un ritmo spietato. Udii il suono **crudo e umido** di quell'atto: lo schiocco della carne, i respiri strozzati dell'infermiere che cercava di assecondare la foga del suo ex compagno. Marco aveva gli occhi chiusi, le ciglia bagnate di lacrime o sudore, mentre subiva quel possesso orale che Max gli infliggeva con una dominanza assoluta, spingendo finché la gola dell'infermiere non emetteva un rantolo gutturale
"Guarda dove sei finito, Marco," sussurrò Max, la voce che vibrava di un piacere maligno. Lo sollevò di peso, facendolo quasi barcollare, e lo scaraventò contro il letto d'ospedale. Il rumore del **corpo di Marco che impattava contro la sponda metallica** fu secco, brutale, amplificato dal silenzio del reparto deserto.
Max gli abbassò i pantaloni con uno strattone violento, lasciandolo nudo e vulnerabile dalla vita in giù. Lo piegò in due, schiacciandogli il viso contro il materasso freddo e asettico. In quel momento, l'infermiere non era più l'autorità del reparto; era solo carne sottomessa. Max si liberò e lo penetrò con un unico affondo violento, senza preamboli.
Il silenzio del sabato sera fu definitivamente distrutto dal ritmo del loro amplesso. Potevo vedere le nocche di Marco farsi bianche mentre artigliava le sbarre d’acciaio del letto, cercando un appiglio in quell'uragano di dolore e piacere. Max lo colpiva con una cadenza animalesca; ogni spinta faceva sobbalzare il letto, producendo un cigolio ritmico che sembrava il battito cardiaco malato di quella stanza.
La pelle chiara di Marco era arrossata dai colpi, il sudore di Max gli colava lungo la schiena, bagnando il tessuto della divisa che ancora gli pendeva dalle braccia. Max gli afferrò i polsi, bloccandoli con una mano sola dietro la schiena e tirando verso l'alto per inarcarlo, costringendolo a sentire ogni centimetro di quella penetrazione cruda. Marco emise un grido soffocato nel cuscino, un suono straziante che nessuno avrebbe sentito in quel corridoio vuoto.
Rimasi lì, ipnotizzato da quella scena di potere e degradazione, finché Max non diede gli ultimi colpi feroci, inchiodando Marco contro il metallo per l'ultima volta. Tornai nella mia stanza tremando, mentre il silenzio tornava a regnare sovrano, portando con sé l'odore di quel segreto consumato tra le lenzuola di un ospedale complice.
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